Il duro mestiere dello Scrittore Sabato, Giu 28 2008 

Avevo bisogno di un posto più raccolto, più intimo per scrivere.

Avevo bisogno di un posto non molto frequentato come il mio blog su Msn.

Avevo bisogno di un posto dove potevo adagiarmi per un po’ sui miei racconti, sulle mie poesie, sugli stralci di quelli che saranno i miei romanzi. Uno scritto, corretto e diciamo dato alle stampe. Uno iniziato, ma che giace come una crisalide nelle pieghe della memoria del mio inseparabile pc. Quando sarà pronto a volare di nuovo? Un altro che sto scrivendo adesso di notte o nei pomeriggi assolati di quest’estate strana.

La musica mi entra nella testa e ne escono parole, storie, avventure delle mie creature, forse un po’ mie, perchè è inevitabile questa compresenza di me-scrittrice e di me-personaggio.

Eppure ritornare qui, riprendere i post nelle mie mani virtuali e rileggere mi fa bene, mi ricorda ciò che ho sempre sognato, ciò che prima o poi raggiungerò.

 

Diventare Scrittrice.

 

Non è essere famosi quello che conta - o meglio per essere sinceri, è solo una parte - diventare Scrittori e sottolineo la S maiuscola, vuol dire vivere con gli altri; osservarli, analizzarli. Scoprire ed interpretare stati d’animo. Vivere ciò che loro vivono, respirare la stessa aria che respirano, toccare, mangiare, ridere e scherzare come fanno loro. Ed è solo così che si riesce ad instaurare un rapporto tra chi scrive e chi legge.

Tutto ciò mi è stato insegnato da un Maestro o meglio dal Maestro Strehler. E supportato dagli studi su Visconti, sul mio adorato Carmelo Bene e su tutti quegli uomini e donne di teatro che ho imparato a conoscere in cinque splendidi anni.

 

Julia. I’m coming back…

 

(per ulteriori ragguagli sulla mia vita, sulle mie opere e su eventuali miracoli: http://deajulia83.spaces.live.com/)

Lettera a chi mi ha rapito il cuore Lunedì, Giu 16 2008 

Lettera a chi mi ha rapito il cuore

E stasera lascio che siano solo le parole di uno stralcio del mio romanzo a parlare per me, a insidiarsi nei mille pensieri di tutti i giorni, a darmi questo “disequilibrio dell’asse cartesiano” che mi tormenta, che vorrebbe farmi sorridere per raggiungere quello che è nascosto… a quel piccolo angolo di cielo dove poter  volare!

 

- Lettera a chi mi ha rapito il cuore… -

“Non so perché sto scrivendo queste cose. Forse perché non capisco più niente di quello che dovrei capire. La mia vita sta cambiando e si sta sconvolgendo sempre di più.

Me ne vado in giro per le strade della città senza pensare a niente. Solo la musica che mi fa da sottofondo nelle orecchie. I miei pensieri sono sempre rivolti a te, nel bene e nel male. Non credo che sia giusto quello che sto facendo. Questo mio modo di scappare da una situazione più grande di me, di qualcosa che potrebbe mandare all’aria le mie studiate tattiche per sopravvivere. Io seguo sempre la via più tranquilla, quella che non ti costa fatica nel portare avanti passo per passo il peso del tuo corpo lungo il sentiero, giorno per giorno ininterrottamente. Non c’erano scossoni lungo il mio cammino, tutto era liscio e ben levigato, fino a quando ho trovato qualcosa di appuntito pungermi il mio piede scalzo. Subito non ho realizzato, poi il dolore aumentava e quello che io mi ero creata come mondo sano in cui vivere, lentamente, ma inesorabile mi crolla addosso. Sento i macigni che pezzo per pezzo mi stanno coprendo. Sono i pesi delle mie false illusioni, del mio non arrendermi alla realtà dei fatti, ma tentare sempre e comunque di costruirne una che possa essere salda nonostante la sua finzione. L’importante per me è vivere tranquilla, senza scossoni e senza dilemmi. Invece, tu sei diventato il mio scossone più insistente. Mi hai fatto cadere giù, collassate dall’alto delle mie certezze. Hai deciso che quello in cui credevo non era giusto, che secondo te dovevo cambiare qualcosa e ti sei intromesso nella mia vita. Non adagio, ma come un uragano mi hai demolito. Perché? Cosa vuoi dirmi? Che vuoi da me? Cosa ti ho fatto?

Tu hai deciso che quello che per te era giusto. Il mio modo di vivere era sbagliato. Niente di più facile per te che rivoluzionarmi completamente quello che mi sta intorno. Insinuante, con battutine e scherzi, mi hai fatto capire che la vita non è solo quella che mi sono creata, quell’involucro che mi proteggeva da quello che c’era di reale e che io non volevo vedere. Mi hai detto frasi, parole, nomi che suonavano con un senso distinto, nuovo e persino intrigante. Ora i miei capelli volano nel vento, il mio cuore ha un ritmo più accelerato e le mie gambe vorrebbero raggiungerti. Correre da te, scoprire le nuove carezze di un bacio, le dolci schermaglie amorose. Come in un film rivedere fotogramma per fotogramma i momenti dell’addio, dell’arr ivederci, della buona notte. Parole riscoperte, indelebili impresse dentro di me. Ma anche dentro di te.

Scruto i tuoi occhi marroni, mi ci perdo quasi sospinta da strane onde che mi strascinano verso di te. Sempre di più. Non capisco perché tu mi faccia stare così, ma l’amore non si può capire. L’amore è irrazionalità allo stato puro. Io, invece, credevo fosse dovere, un qualcosa che bisogna provare per forza, anche se non si è sicuri. L’amore non è pietà, l’amore spacca gli argini, l’amore rompe le costrizioni della mente, l’amore è tutto, l’amore ci completa. L’amore fa ridere fino alle lacrime.

Già, l’amore è tutto questo, ma sarò mai capace di provarlo?”.

Julia.

 

Discorso Lunedì, Apr 28 2008 

Discorso

sei certo di saper usare al meglio le parole?

sei sicuro di essere in grado di calibrare il giusto aggettivo, sostantivo e verbo?

sei sicuro di non accusare troppo o di essere troppo leggero con ciò che dici?

sei sicuro che la persona che ti ascolta capisca veramente tutto?

credimi, forse non ha capito proprio nulla!

eppure…

GRAFFIANO LE UNGHIE SULLA CARNE.

LE FERITE FANNO MALE.

LA CARNE BRUCIA, MA L’ANIMA RESPIRA.

 

Giulia Gino.

 

Dialogo tra Tiziano Terzani e il figlio al Teatro Erba Da un libro-testamento all’adattamento scenico Sabato, Mar 1 2008 

Dialogo tra Tiziano Terzani e il figlio al Teatro Erba

Da un libro-testamento all’adattamento scenico 

Quando Tiziano Terzani ha sentito avvicinarsi la morte, ha chiesto al figlio Folco di raccogliere giorno per giorno in un libro-testamento ciò che aveva vissuto, osservato e spesso criticato costruttivamente come testimone della Storia Umana. Dalla voce dei ricordi del giornalista-scrittore-viaggiatore a quella che il figlio ha registrato sul letto di morte, si approda alla voce del Teatro. Ammirato dalla forza spirituale di Terzani, Mario Maranzana ha lavorato ad un adattamento scenico del suo ultimo libro, “La fine è il mio inizio”. Della scuola strehleriana Maranzana ha tratto l’attenzione per le parole e per ciò che si nasconde dietro di esse, cercando di catturare il sottile filo che lega la vita alla morte nell’ultimo dialogo tra padre e figlio. Non c’è solo la componente da tragedia imminente, in questo spettacolo proposto dalla Compagnia del Teatro Moderno per la Rassegna Grande Prosa al Teatro Erba, ma, dall’impronta che ne ha dato il regista Lamberto Puggelli, si scopre anche il lato umoristico di chi ha vissuto la propria vita sotto ogni aspetto e sa che a sessantasei anni tutto ciò che ha fatto è stato battersi contro l’ingiustizia, schierarsi dalla parte degli innocenti per criticare ciò che l’Occidente ha ottenuto con le stragi del Vietnam, del Giappone, dell’India e della Cina. Attraverso la proiezione di immagini di paesaggi e stralci di crudeltà, Terzani-Maranzana, seduto nella sua poltrona e dilaniato dall’“ospite” che vive nel suo corpo, spiega al figlio le proprie scelte di “viaggiare per scoprire la verità”, interessandosi ai più piccoli aspetti della vita, come osservare un insetto o rimanere incantato vedendo un cuculo nella sua casa in Orsigna. Seguendo i due personaggi, si scopre che bisogna ritrovarsi negli altri, vivere ed essere dei giornalisti non di fatti, ma di ciò che si nasconde dietro ad essi.  Terzani comprende che, pur “lasciando il suo corpo”, non morirà, perché sopravvivrà nel ricordo del figlio e dei suoi lettori.

Bravissimi sia Mario Maranzana, sorprendentemente simile al giornalista fiorentino, sia Roberto Andrioli che interpreta il figlio Folco: essi si muovono liberi sul palcoscenico dell’Erba che si presenta nella sua intelaiatura, tra casse e strumenti musicali che sottolineano il dialogo nei momenti salienti. Le immagini ed i video di questa conversazione scorrono su due teli bianchi che scendono dalla soffitta del teatro e, silenziosi, quando l’estremo cerchio della vita si chiude: l’addio di Folco al padre. Le scene delicate sono di Luisa Spinatelli.

Gli spettatori rimangono assorbiti dalle questioni filosofiche e morali del giornalista e regalano agli attori un applauso commosso.  Giulia Gino 

Corriere dell’Arte, Anno XIV, n. 8, venerdì 29 febbraio 2008, p. 13.   

Le favole di Walt Disney in scena al Monterosa Sabato, Mar 1 2008 

Le favole di Walt Disney in scena al Monterosa 

Con il patrocinio della Città di Torino e del Comune di Condove, la Compagnia Operette Champagne presenta al Teatro Monterosa “Nel magico mondo di Walt Disney”: uno spettacolo rivolto ai bambini delle scuole materne ed elementari per farli diventare spettatori e protagonisti dei più bei film di Walt Disney.

La rappresentazione inizia con la lettura della storia d’amore tra Bella e la Bestia e da essa si intrecciano le successive vicende di principi e di principesse perennemente osteggiati da perfide streghe, ma salvati da buone fate e gentili nanetti. Anna Marchesano e Marco Ambrosio indossano di volta in volta costumi luccicanti e ballano abbracciati sul palco mentre vengono presentati dalla voce narrante di Giovanna Bersanetti che diventa a seconda della scena la teiera-governante de “La Bella e la Bestia”, oppure la Fata di “Cenerentola” o la Strega Cattiva di “Biancaneve e i sette nani”. Le musiche ritmate e le canzoni delle colonne sonore disneyane sono eseguite dal vivo dal Nanetto-pianista Marco Ravizza. Nonostante il cast non numeroso e l’arredo scenico che trasforma con pochi oggetti il palcoscenico in un bosco incantato, si succedono sulla scena le pagine delle più famose storie d’amore: la Bella e la Bestia, Cenerentola ed il Principe Azzurro, Aladino con la principessa Jasmine che viene inseguito dalla Sirenetta e poi ancora le litigate magiche tra Mago Merlino e la Fata Smemorina e quelle tra il gatto della matrigna di Cenerentola e la gatta bianca. I bambini riconoscono il giovane Artù che, sguainando la spada nella roccia, diventerà re; cantano le canzoni diventate le più celebri nella storia dei cartoni animati; pronunciano le formule magiche come Salagabula magicabula bidibibodibi buu. Alla conclusione dello spettacolo che dura circa un’ora, si riscontra la capacità di questi giovani artisti di creare un legame che si protende oltre il palcoscenico per scendere in sala ed avvicinarsi maggiormente ai bambini, facendoli danzare e coinvolgendoli più attivamente.

Questo spaccato di mondo fiabesco, unitamente all’entusiasmo ed alla partecipazione del giovane pubblico, fanno capire quanto sia ancora vivo e moderno l’universo disneyano anche per chi bambino non lo è più. Giulia Gino

Corriere dell’Arte, Anno XIV, n. 7, venerdì 22 febbraio 2008, p. 12.

Imparando l’inglese a teatro Sabato, Mar 1 2008 

Imparando l’inglese a teatro 

Non è semplice insegnare l’inglese a teatro davanti ad un pubblico italiano giovane e rumoreggiante, ma Graham Spicer e Carlo Orlandi riescono nel loro intento. Lo scopo dell’Arcadia Productions è quello di mostrare a chi frequenta le scuole elementari, medie ed il liceo che l’inglese e l’Inghilterra non sono così lontani e diversi dalla nostra realtà. Al Teatro Monterosa, è andato in scena “Tea for Two”, dove, con un abile uso di maschere, tra pantomima, danza e musiche, gli attori propongono gli stereotipi della cultura inglese ed i personaggi che ne hanno fatto la storia: il tè, la Regina Elisabetta ed i suoi cani, Charlie Chaplin, Freddie Mercury, William Shakespeare, il whishy scozzese. Il pubblico si trova di fronte ad un programma televisivo simile a quelli proposti dalla BBC ed il linguaggio utilizzato è quello dell’inglese quotidiano, arricchito dai nuovi vocaboli di Internet. Lontani dai vecchi e noiosi manuali di storia inglese, i video proiettati sul fondale mostrano paesaggi e monumenti, oggetti, attori inglesi presentati da canzoni ritmate e moderne, attraverso un sapiente gioco di costumi, di luci e di comicità ironica. 

Seguendo la storia di Neil Goodman, un ragazzino senza interesse e voglia di studiare la realtà del suo paese, si rimane catturati dai rapidi sketch dal sapore british, dai cambi di scena, dalle danze scozzesi, dal cinema muto, dalle interviste paradossali ricche di humour, dagli stacchetti pubblicitari creati appositamente per invogliare a scoprire che anche usando la propria immaginazione si può imparare molto. L’ottima partitura testuale e coreografica, la brillante creatività del regista e dello scenografo, nonché la bravura tecnica e mimica avvicinano i giovani al teatro e li catturano dimostrando come, anche se differenti tra di loro, un John Bull ed un Mario Rossi si possono incontrare verosimilmente su un palcoscenico e, superate le differenze di stili di vita, passioni musicali o teatrali, possano trovarsi d’accordo su un campo di calcio. Mentre le due Dame del finale, Dama Britannia e Dama Italia, chiosano l’essenza stessa dello spettacolo: nonostante si viva lontani e si abbia costumi e tratti fisici diversi, i pregi ed i difetti di inglesi e italiani sono simili. Insomma, “Vive la différence!”. Giulia Gino 

Corriere dell’Arte, Anno XIV, n. 1, venerdì 11 gennaio 2008.    

Flavio Bucci sul palcoscenico del teatro Erba Un Ciampa tra rabbia e follia Sabato, Mar 1 2008 

Flavio Bucci sul palcoscenico del teatro Erba

Un Ciampa tra rabbia e follia

Bucci propone una sua visione de “Il berretto a sonagli” di Pirandello, tema centrale è lo stravolgimento della visione dell’onore e del rispetto che il povero scrivano Ciampa deve “insegnare” alla moglie tradita del suo padrone. Il primo atto mostra i personaggi che si studiano e si scontrano sulla scena: la farneticante Beatrice (Diana DeToni) manifesta tutta la sua rabbia ed impazienza di rendere pubblico lo scandalo del tradimento del marito con la giovane moglie del suo scrivano. La sua voce è forte e nervosa, le mani continuano a tamburellare sul tavolino. Lo scrivano Ciampa (Flavio Bucci), un “intellettuale” che mostra a tutti un comportamento servile, a tratti grottesco, ma non per questo deve essere così considerato. Studia i comportamenti folli della Signora Fiorìca, la mette più volte sull’avviso di girare la corda seria della fronte e non lasciare libero sfogo a quella pazza, perché potrebbe succedere un disastro in cui tutti sarebbero coinvolti. Si muove come una marionetta claudicante, la testa inclinata da un lato, la voce nasale e a tratti forte ed imperiosa, aspra e crudele nel finale. Fanno da contorno gli altri personaggi ridotti a macchiette: il fratello di Beatrice, Don Fifì (Giorgio Carminati) un faceto opportunista; Fana (Bea Boscardi) la vecchia serva della signora, preoccupata e sempre pronta a fare il segno della croce; il Saraceno (Luigi Mezzanotte) - un cambiamento rispetto al testo pirandelliano - cinico, che ama farsi beffe dei signori e dei loro errori; Spanò (Renato Campese), caricatura del delegato di provincia, piace al pubblico per i suoi modi ridicoli di atteggiarsi; la frivola madre Assunta (Gioietta Gentile).

Il secondo atto si apre di nuovo sul salotto borghese. Ora lo scandalo è scoppiato, ma Beatrice, ormai sconfitta, si rende conto amaramente che il verbale del delegato non prova nulla, che “il fatto” non c’è stato. Chi è stato usato e mosso abilmente come un “pupo” è il burattino Ciampa: nessuno ha pensato a lui, nessuno lo ha avvertirlo di ciò che la signora Fiorìca aveva intenzione di fare, anzi lei stessa voleva colpirlo a causa del suo silenzio su una tresca che sapeva esistere effettivamente. Per amore di una giovane donna? Perché il suo stato servile non gli permetteva di accusare il proprio padrone di adulterio? O forse perché, di fronte alla gente, si deve mostrare la maschera che ci siamo creati e andarne fieri, nonostante l’odio che proviamo per essa? Con lo scandalo, Ciampa ha perso il rispetto del paese. Secondo una geometria  tutta pirandelliano, ritorce su Beatrice la tragedia: sarà lei la vittima sacrificale, lei che paradossalmente conosce la verità ma che dovrà mostrarsi pazza, perché è la pazzia che l’ha fatta procedere in questo disonore. Uno spettacolo che si snoda lento, per la complessità del testo pirandelliano, per la visione grottesca ed a tratti caricaturale che ne dà il suo interprete, festosamente applaudito da un pubblico che ad ogni prova sempre più lo apprezza. Giulia Gino

Corriere dell’Arte, Anno XIII, n. 38, venerdì 30 novembre 2007.

“Paura d’amare” al Teatro Erba Una commedia romantica Sabato, Mar 1 2008 

“Paura d’amare” al Teatro Erba

Una commedia romantica

Cosa succede quando due solitudini si incontrano? Cosa succede quando una commedia nata per Broadway incontra un regista come Garry Marshall? Ce lo mostra lo spettacolo che martedì sera è andato in scena con il titolo “Paura d’amare” con la regia di Lorenzo Gioielli e la coppia ormai collaudata Zanetti-Lattuada. La rappresentazione strizza l’occhio alla commedia americana “Frankie and Johnny on the claire de lune” di Terrence McNally e al film del 1991 “Paura d’amare” di Garry Marshall. I due protagonisti, Frankie e Johnny, appunto, si scontrano sulla scena insegnandoci cosa vuol dire amare anche quando si è vulnerabili e piegati da un bagaglio carico di delusioni.

Lei, una più che trentenne cameriera in una caffetteria di New York; lui, un uomo maturo appena uscito dalla prigione, pronto a ricominciare la sua vita come cuoco nello stesso locale. Come è un classico, i due si innamorano, ma le resistenze della donna ai continui slanci passionali del cuoco, sono dovute alla paura di intraprendere una storia che la coinvolga completamente.

Il sipario si apre su un appartamento che mostra la semplicità e l’intimità di letti sfatti che rispecchiano molto bene l’animo della protagonista. La freddezza iniziale con cui il pubblico ha accolto gli attori è svanita nel procedere dello spettacolo: Giancarlo Zanetti interpreta con sapiente bravura un uomo a tratti infantile, tenace e logorroico, caratteristiche tipiche di chi si aggrappa al presente con tutte le forze per dimenticare il proprio passato a cui è ancora legato. Laura Lattuada ha avuto il coraggio di mostrare una donna nevrotica e complessata che porta le cicatrici fisiche e spirituali di una vita con un uomo che la picchiava e che le ha fatto perdere il figlio e la possibilità di averne altri. Da momenti dolci e talvolta ricchi di una pepata comicità, si passa ad istanti in cui il silenzio della scena e la luce blu chiara della luna lasciano cadere le maschere dei personaggi: come in una fiaba moderna un Principe Azzurro piange disperatamente e grida alla sua Bella Addormentata il proprio desiderio di cambiare e di riuscire con lei a creare una famiglia, perché il destino e le tante coincidenze che li legano hanno un significato e, presto, se lei riuscisse a svegliarsi dalle proprie intime sofferenze, lo capirebbe. Altrimenti sarebbe troppo tardi e lui si dovrà trasformare in una zucca. La conciliazione finale, sulle note della radio - presenza quasi attoriale sulla scena – avviene mentre i due si lavano i denti scherzando insieme e la romantica e “pura” Serenata al chiaro di luna di Debussy attraversa il palcoscenico. Sipario e applausi entusiasti del pubblico. Giulia Gino

Corriere dell’Arte, Anno XIII, n. 37, venerdì 23 novembre 2007.

Il presepe della lavandaia Sabato, Mar 1 2008 

Il presepe della lavandaia 

L’associazione Teatro Popolare Europeo ha presentato, per la prima volta ad un pubblico di soli bambini dagli 8 ai 13 anni, la storia del Primo Natale e del presepe raccontata attraverso gli occhi di un’energica lavandaia. Si riallacciano motivi delle giullarate, della Bibbia, dei vangeli apocrifi incorporati a quelli delle feste popolari e delle testimonianze delle nonne. Antonella Enrietto dà voce alla statuina di una donna dal sapore popolare e dai gesti ampi, mostrando la finzione ma anche la realtà umana del presepio. Una recitazione dolce, dai tratti divertenti e toccanti, che passa dall’italiano al piemontese fino a spaziare nei dialetti lombardi. In scena, una figura massiccia di lavandera che conosce bene il suo mestiere e che racconta, con un gioco di teatro nel teatro, la vita dei personaggi del presepe.

Dialogando con il pubblico, la donna rivela soddisfatta di aver assistito all’arrivo della Sacra Famiglia, di aver aiutato Maria a partorire nella grotta “come le orse, come le lupe”, di aver visto lo sguardo del Re-Bambino. Tra sorpresa e preoccupazione ha salutato l’arrivo dei Re Magi e spiega ogni cosa con la sua sana praticità contadina. L’attrice, inoltre, rievoca la fatica fisica di chi faceva il bucato, lasciando una commovente immagine di una donna che è affogata nella bealera o, invece, emozionandosi anche lei, rammenta la strage degli innocenti, di quei piccoli che aveva aiutato a nascere. Il giovanissimo pubblico segue divertito le sue prove per interpretare le posizioni che, con il lindo bucato, prenderà una volta davanti alla Capanna - ora modernizzata in una baita – e i suoi battibecchi con il pastore Gelindo.

Accompagnata dal musicista Mauro Basilio che suona sette strumenti e che sottolinea musicalmente le parole della donna, tra una canzone in francese ed una popolare, la lavandaia manifesta il proprio sogno di un presepio di cui tutti gli uomini e le donne di buona volontà e i masnà possono far parte.In conclusione, uno spettacolo che lascia un segno anche per la sobria ambientazione, tra un fondale di cielo ed un ruscello, il bucato bianco e la farina usata come neve.  Giulia Gino 

Corriere dell’Arte, Anno XIV, n. 1, venerdì 11 gennaio 2008.

Una torta per mammà! Sabato, Mar 1 2008 

Una torta per mammà! 

Il Teatro Monterosa per la Rassegna di Teatro di prosa ha proposto “Premiata pasticceria Bellavista” di Vincenzo Salemme con la Compagnia L’ultimo Camaleonte, unica in tutta Italia che gode del privilegio di portare in scena un’opera dell’artista napoletano. La regia di Loredana Zobboli crea un brillante e coinvolgente ambiente famigliare: fratello e sorella (Antonio Impemba e Micol Pili) che si preoccupano per la futura eredità; i rispettivi fidanzati che mirano al denaro ed alla gestione dell’attività (Salvatore Consiglio e Rina Amato); una mammina possessiva ed inferma che comunica tramite l’interfono (Annarita Sorgente); ed il gruppo di barboni che scombussolano la tranquilla vita della pasticceria (Andrea Trotti, Marco Caiello, Michaela Murroni). Una nutrita serie di situazioni dal sapore mediterraneo, come solo il vernacolo napoletano è in grado di regalare: si scherza e si ride sulle trovate ingegnose per eliminare la madre dispotica e tirannica, ma dagli accenni allegri si scopre che la realtà può anche essere amara.

Ermanno, fratello di Giuditta, è riuscito ad ottenere un trapianto di cornee, ma apprenderà a sue spese che Aldo, il fidanzato della sorella, ha accelerato l’operazione a modo suo: i nuovi occhi sono quelli di un barbone, Carmine, che insieme ai suoi compagni di vita, è deciso a riottenerli. Quest’ultimo mostrerà come i due fratelli e chi gira loro attorno, osservano la vita superficialmente, non indagano incuriositi su ciò che li circonda per andare oltre le apparenze. Un susseguirsi di inganni, di colpi di scena e di scoperte fino all’epilogo: il barbone ottiene di nuovo gli occhi, le coppie si mostrano alla luce del giorno e con una numerosa prole e la mammina è creduta morta dopo una torta mista di ammoniaca e di “concaina siciliana”. Nonostante tutto, il barbone può chiosare la fine della commedia con una nota di amarezza: tutti sono ancora ciechi anche se hanno occhi per vedere, ma continuano a non  utilizzarli.

L’esperienza della compagnia si individua sin dalle prime scene: vi è un calibrato gioco di parti e di battute incalzanti, anche se superficiali intoppi ne minano la presa sul pubblico che, tuttavia, ha sin da subito partecipato alla vicenda, mostrando complicità nelle gags e applaudendo nel finale. Giulia Gino 

Corriere dell’Arte, Anno XIV, n. 1, venerdì 11 gennaio 2008.

Questo è il momento di… ricominciare da me! Giovedì, Gen 17 2008 

Questo è il momento di… ricominciare da me! – Gennaio 2008 

Il Nuovo Anno è finalmente iniziato e si è portato via quel carico di momenti negativi e di affanni che hanno caratterizzato gli ultimi mesi del 2007. Momenti di incertezza per il futuro, di paura per le scelte da affrontare, di tensioni provate dalle persone che mi stanno vicino. Ora, il 2008 non può che farmi risalire: ci saranno scogli da affrontare, ulteriori momenti difficili, ma sicuramente avrò una rinnovata energia. Deciderò per una volta Io ciò che voglio e che desidero fare. Non lascerò che i miei sogni cadano a terra senza più ali che li possano far volare leggeri. Non lascerò che l’ansia per questo maledetto lavoro che non arriva, la preoccupazione per la mia vita futura, personale e famigliare, mi affondino come una nave nell’oceano. Ho voglia di realtà e di irrealtà: desiderio di scrivere, impossibile da frenare, impossibile da gestire nelle mille mie attività quotidiane, ma tuttavia devo seguirlo, a costo di ritagliarmi delle ore alla sera tardi solo io ed il mio computer. Solo io in compagnia dei miei personaggi, un po’ pirandelliani, sempre in cerca di un Autore, un po’ come me, che riflettono ciò che nascondo dentro, ciò che sono e che nessuno capisce fino in fondo. Crogiolarsi in questa idea d’artista non è poi qualcosa di assolutamente negativo: è una maniera per crearsi una barriera di fronte al mondo ed una valvola di sfogo. Tutte quelle notti a tempestare la tastiera di parole, parole e parole ancora, di frasi di rabbia, di amore e di fantasia servivano solo a portarmi a questo punto. Ora è il momento di ricominciare da me: decidere la mia vita, fare il meglio per renderla piacevole e naturale anche agli altri. Seguire quel poco di egoismo che ci permette di sopravvivere, che spesso ci fa vergognare, ma che è essenziale nella nostra natura di uomini. Ricordarsi quella frase rispolverata dai libri di filosofia: “Faber est suae quisque fortunae” e farne diventare un imperativo categorico per me stessa! Un anno nuovo che si prospetta davvero esplosivo. Ed ora è il momento di renderlo possibile! Giulia G. (Torino)

Pubblicato su Le pagine della nostra vita

http://www.lepaginedellanostravita.it/giornalino/pagina8.html 

Buon Natale Domenica, Dic 23 2007 

Non si possono trovare nuove parole per augurare tutto ciò che desideriamo dal Natale.

Basterebbe stare in silenzio e pensare a chi vorremmo accanto, al bisogno di quel pizzico di gioia e serenità in più nella nostra vita.

Alla neve che scende, all’albero colorato e ricco di doni, al presepe che, con tanta pazienza, abbiamo preparato per questa festa.

Quindi, basta che voi chiudiate gli occhi e il vostro desiderio per magia sarà esaudito.

Auguri a Tutti Voi amici, amiche e viandanti del web,

un BUON NATALE

da chi non smette ancora di sognare.

Julia, la scrittrice da Venere.

buonefeste04 

“Ci sono due modi di vivere la vita.
Uno è pensare che niente sia un miracolo.
L’altro è pensare che ogni cosa sia un miracolo!”
(Albert Einstein
)

Chiudo gli occhi e… Venerdì, Dic 14 2007 

Chiudo gli occhi e…

Sogno di essere una Principessa e di osservare dalla mia finestra le mura del castello e quello che c`è oltre di esse.

Ritrovare la linea verde della foresta, la spessa orizzontalità del mare in lontananza.

Il sapore di prelibate noci e il profumo intenso dell`artemisia.

Cullarmi tra ricami dorati e morbide sete.

Passare la mia mano su preziosi arazzi.

Ascoltare il cozzare metallico delle armi in un torneo.

Assaporare l`ebbrezza della vittoria e il rossore di un fazzoletto bianco che cade.

Vivere di poesia e di amor cortese, ricami e feste.

Scoprire che il cuore ha un suo ritmo e non si basa sui ceti sociali.

Essere un po` Isotta e un po` Ginevra.

Ritrovarsi in un sogno e scoprirsi nella realtà.

Giulia Gino

Energia Mercoledì, Nov 14 2007 

Energia

Ma hai sentito quelle canzoni?

Te le sei fatte penetrare nella pelle?

Le hai assorbite come un drogato con l’eroina?

Sono entrate in circolo?

Le note sono potenti e intossicanti.

Hai fatto tue le parole e

Queste sono Passione

Carnalità e

Arte.

Vivere è la

Caratteristica

Che ti distingue.

Giulia Gino

Il gioco dello scrivere Venerdì, Nov 9 2007 

Il gioco dello scrivere

Il genio è colui che attinge a piene mani la materia di cui si nutre.

Il genio è colui che cerca, scava le situazioni,

colui che non si ferma davanti agli ostacoli,

colui che non li evita, ma che li supera distruggendoli.

Il genio è colui che si sente una forza nascosta dentro di sè

e che trae da essa il potere di creare.

Il genio è colui che passa in mezzo alla gente

e ne studia i comportamenti,

ne analizza i sentimenti.

La folla intorno ed i suoi occhi inquisitori

che ne scrutano ogni singolo movimento.

Ritornato a casa il genio mette le sue parole

al servizio della sua mente e crea linfa vitale.

Le idee scorrono sulle pagine come le stagioni,

come le foglie che cadono in autunno.

Chi le legge rimane rapito,

folgorato dalle immagini potenti

che prendono vita davanti ai suoi occhi.

La sensualità, la cattiveria, l’amore

più profondi pulsano rapidi nelle vene

del genio e del suo lettore.

Essi sono diventati complici del

gioco dello scrivere.

 

Giulia Gino

Baci sotto la pioggia Venerdì, Nov 9 2007 

Baci sotto la pioggia

Il sole si stava velando da piccole nuvole che diventavano sempre più scure. L’ultimo bagliore di luce li aveva trovati abbracciati davanti al bar dove si erano incontrati. La macchina lontana e la passeggiata più lunga del previsto.

Correvano nel grande parco in mezzo alla città, mentre gocce leggere scendevano per alleviare il caldo del pomeriggio estivo. Le mani strette insieme e cercavano l’uno di spingere l’altra più forte, sempre più forte, verso una meta riparata.

Adesso la pioggia veniva giù fitta. Ormai i loro vestiti erano tutti bagnati e anche se l’aria era quella estiva, dei brividi percorrevano i loro corpi. La canotta di lei era aderente al suo corpo, facendo risaltare le sue curve. Sulle braccia le gocce d’acqua scendevano come dolci ruscelli che la bocca di lui beveva avida. Sete di amare senza limiti, sete di stare vicini e di stringersi, di voglia di scaldarsi dalle gocce fredde posate sui loro volti sorridenti.

I capelli di lei bagnati che si arricciano, le mani di lui che si avvicinano e li scostano leggermente dagli occhi. Altri ricci che si impigliano nelle dita. Uno sguardo e nulla più. Accostano le loro labbra, si ascoltano i cuori battere forte e lentamente si baciano. Piano, dolcemente. Come se ogni loro bacio fosse il primo, come se ogni sensazione dovesse percorrerli, come dei piacevoli brividi di piacere. Un trasmettersi continuo di emozioni. Sempre nuove, sempre più appassionate.

Un sorriso sicuro quello di lui, leale e sincero. Lei diventa timida, lo osserva persa nei suoi occhi neri dove ogni cosa si riflette: il cielo scuro su di loro, le foglie ed i rami frondosi dell’albero, loro fortuito riparo dal temporale. La voce di lui che calda e appassionata le dice: “Ti amo, amore”. Il cuore di lei batte di più, le manca il respiro per la felicità.

Amare anche sotto la pioggia, quando il tempo è scuro, ma nei cuori splende il sole.

Giulia Gino

Vaghezza Venerdì, Nov 9 2007 

Vaghezza.
Un cielo stellato
Racchiude strani tramonti:
Una prateria
Di pensieri
Ed una lacrima
Di incertezza.

 
Una mano
Si posa leggera
Sul tuo viso
Che
È invisibile.
Il contatto
brucia
Sulla pelle
Come fuoco
Come cenere.

 
A volte
Non si trovano
Le parole adatte
Per descrivere ciò
Che si ascolta.

 
Il silenzio è
La prova più grande
Da superare.
Giulia Gino

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