“Paura d’amare” al Teatro Erba

Una commedia romantica

Cosa succede quando due solitudini si incontrano? Cosa succede quando una commedia nata per Broadway incontra un regista come Garry Marshall? Ce lo mostra lo spettacolo che martedì sera è andato in scena con il titolo “Paura d’amare” con la regia di Lorenzo Gioielli e la coppia ormai collaudata Zanetti-Lattuada. La rappresentazione strizza l’occhio alla commedia americana “Frankie and Johnny on the claire de lune” di Terrence McNally e al film del 1991 “Paura d’amare” di Garry Marshall. I due protagonisti, Frankie e Johnny, appunto, si scontrano sulla scena insegnandoci cosa vuol dire amare anche quando si è vulnerabili e piegati da un bagaglio carico di delusioni.

Lei, una più che trentenne cameriera in una caffetteria di New York; lui, un uomo maturo appena uscito dalla prigione, pronto a ricominciare la sua vita come cuoco nello stesso locale. Come è un classico, i due si innamorano, ma le resistenze della donna ai continui slanci passionali del cuoco, sono dovute alla paura di intraprendere una storia che la coinvolga completamente.

Il sipario si apre su un appartamento che mostra la semplicità e l’intimità di letti sfatti che rispecchiano molto bene l’animo della protagonista. La freddezza iniziale con cui il pubblico ha accolto gli attori è svanita nel procedere dello spettacolo: Giancarlo Zanetti interpreta con sapiente bravura un uomo a tratti infantile, tenace e logorroico, caratteristiche tipiche di chi si aggrappa al presente con tutte le forze per dimenticare il proprio passato a cui è ancora legato. Laura Lattuada ha avuto il coraggio di mostrare una donna nevrotica e complessata che porta le cicatrici fisiche e spirituali di una vita con un uomo che la picchiava e che le ha fatto perdere il figlio e la possibilità di averne altri. Da momenti dolci e talvolta ricchi di una pepata comicità, si passa ad istanti in cui il silenzio della scena e la luce blu chiara della luna lasciano cadere le maschere dei personaggi: come in una fiaba moderna un Principe Azzurro piange disperatamente e grida alla sua Bella Addormentata il proprio desiderio di cambiare e di riuscire con lei a creare una famiglia, perché il destino e le tante coincidenze che li legano hanno un significato e, presto, se lei riuscisse a svegliarsi dalle proprie intime sofferenze, lo capirebbe. Altrimenti sarebbe troppo tardi e lui si dovrà trasformare in una zucca. La conciliazione finale, sulle note della radio – presenza quasi attoriale sulla scena – avviene mentre i due si lavano i denti scherzando insieme e la romantica e “pura” Serenata al chiaro di luna di Debussy attraversa il palcoscenico. Sipario e applausi entusiasti del pubblico. Giulia Gino

Corriere dell’Arte, Anno XIII, n. 37, venerdì 23 novembre 2007.