Dialogo tra Tiziano Terzani e il figlio al Teatro Erba
Da un libro-testamento all’adattamento scenico
Quando Tiziano Terzani ha sentito avvicinarsi la morte, ha chiesto al figlio Folco di raccogliere giorno per giorno in un libro-testamento ciò che aveva vissuto, osservato e spesso criticato costruttivamente come testimone della Storia Umana. Dalla voce dei ricordi del giornalista-scrittore-viaggiatore a quella che il figlio ha registrato sul letto di morte, si approda alla voce del Teatro. Ammirato dalla forza spirituale di Terzani, Mario Maranzana ha lavorato ad un adattamento scenico del suo ultimo libro, “La fine è il mio inizio”. Della scuola strehleriana Maranzana ha tratto l’attenzione per le parole e per ciò che si nasconde dietro di esse, cercando di catturare il sottile filo che lega la vita alla morte nell’ultimo dialogo tra padre e figlio. Non c’è solo la componente da tragedia imminente, in questo spettacolo proposto dalla Compagnia del Teatro Moderno per la Rassegna Grande Prosa al Teatro Erba, ma, dall’impronta che ne ha dato il regista Lamberto Puggelli, si scopre anche il lato umoristico di chi ha vissuto la propria vita sotto ogni aspetto e sa che a sessantasei anni tutto ciò che ha fatto è stato battersi contro l’ingiustizia, schierarsi dalla parte degli innocenti per criticare ciò che l’Occidente ha ottenuto con le stragi del Vietnam, del Giappone, dell’India e della Cina. Attraverso la proiezione di immagini di paesaggi e stralci di crudeltà, Terzani-Maranzana, seduto nella sua poltrona e dilaniato dall’“ospite” che vive nel suo corpo, spiega al figlio le proprie scelte di “viaggiare per scoprire la verità”, interessandosi ai più piccoli aspetti della vita, come osservare un insetto o rimanere incantato vedendo un cuculo nella sua casa in Orsigna. Seguendo i due personaggi, si scopre che bisogna ritrovarsi negli altri, vivere ed essere dei giornalisti non di fatti, ma di ciò che si nasconde dietro ad essi. Terzani comprende che, pur “lasciando il suo corpo”, non morirà, perché sopravvivrà nel ricordo del figlio e dei suoi lettori.
Bravissimi sia Mario Maranzana, sorprendentemente simile al giornalista fiorentino, sia Roberto Andrioli che interpreta il figlio Folco: essi si muovono liberi sul palcoscenico dell’Erba che si presenta nella sua intelaiatura, tra casse e strumenti musicali che sottolineano il dialogo nei momenti salienti. Le immagini ed i video di questa conversazione scorrono su due teli bianchi che scendono dalla soffitta del teatro e, silenziosi, quando l’estremo cerchio della vita si chiude: l’addio di Folco al padre. Le scene delicate sono di Luisa Spinatelli.
Gli spettatori rimangono assorbiti dalle questioni filosofiche e morali del giornalista e regalano agli attori un applauso commosso. Giulia Gino
Corriere dell’Arte, Anno XIV, n. 8, venerdì 29 febbraio 2008, p. 13.
15 Aprile 2008 alle 11:01 pm |
…Tiziano Terzani. Ho conosciuto i suoi pensieri per caso, in un momento particolare della mia vita . Non ci sono parole che possano definire la maestosità di quest’uomo, delle sue idee, rinchiusi in un corpo esile degli ultimi anni. Buona serata.