Una torta per mammà! 

Il Teatro Monterosa per la Rassegna di Teatro di prosa ha proposto “Premiata pasticceria Bellavista” di Vincenzo Salemme con la Compagnia L’ultimo Camaleonte, unica in tutta Italia che gode del privilegio di portare in scena un’opera dell’artista napoletano. La regia di Loredana Zobboli crea un brillante e coinvolgente ambiente famigliare: fratello e sorella (Antonio Impemba e Micol Pili) che si preoccupano per la futura eredità; i rispettivi fidanzati che mirano al denaro ed alla gestione dell’attività (Salvatore Consiglio e Rina Amato); una mammina possessiva ed inferma che comunica tramite l’interfono (Annarita Sorgente); ed il gruppo di barboni che scombussolano la tranquilla vita della pasticceria (Andrea Trotti, Marco Caiello, Michaela Murroni). Una nutrita serie di situazioni dal sapore mediterraneo, come solo il vernacolo napoletano è in grado di regalare: si scherza e si ride sulle trovate ingegnose per eliminare la madre dispotica e tirannica, ma dagli accenni allegri si scopre che la realtà può anche essere amara.

Ermanno, fratello di Giuditta, è riuscito ad ottenere un trapianto di cornee, ma apprenderà a sue spese che Aldo, il fidanzato della sorella, ha accelerato l’operazione a modo suo: i nuovi occhi sono quelli di un barbone, Carmine, che insieme ai suoi compagni di vita, è deciso a riottenerli. Quest’ultimo mostrerà come i due fratelli e chi gira loro attorno, osservano la vita superficialmente, non indagano incuriositi su ciò che li circonda per andare oltre le apparenze. Un susseguirsi di inganni, di colpi di scena e di scoperte fino all’epilogo: il barbone ottiene di nuovo gli occhi, le coppie si mostrano alla luce del giorno e con una numerosa prole e la mammina è creduta morta dopo una torta mista di ammoniaca e di “concaina siciliana”. Nonostante tutto, il barbone può chiosare la fine della commedia con una nota di amarezza: tutti sono ancora ciechi anche se hanno occhi per vedere, ma continuano a non  utilizzarli.

L’esperienza della compagnia si individua sin dalle prime scene: vi è un calibrato gioco di parti e di battute incalzanti, anche se superficiali intoppi ne minano la presa sul pubblico che, tuttavia, ha sin da subito partecipato alla vicenda, mostrando complicità nelle gags e applaudendo nel finale. Giulia Gino 

Corriere dell’Arte, Anno XIV, n. 1, venerdì 11 gennaio 2008.