Laura la Fenice Giovedì, Ott 4 2007 

“…Il mio animo sta cambiando colore. Prima era rosso sangue, ora è anemico.

È come se dopo quella sfuriata, alimentata da un rancore profondo, sia scoccata la scintilla per ribellarmi alla pazzia di aver amato Francesco. L’ho considerato a tal punto un dio, che mi sono dimenticata di me stessa. Semplicemente, un giorno ho scordato nell’armadio la mia personalità, come si fa con un vestito o una sciarpa vecchia, e sono uscita nuda. È stato lui a rivestirmi dei suoi desideri, delle sue decisioni. Mi ha fatto scomparire per mesi, esistevo solo in virtù della sua presenza. Non ero niente senza Francesco.

Timidamente si sta affacciando la Vera Laura. La Fenice. Da cenere che ero, sto prendendo la forma del leggendario uccello. Mi sto alimentando del fuoco iroso che mi sta bruciando. Le mie ali stanno sviluppando penne che mi porteranno lontano dai suoi ricordi, lontano dal suo viso e dai suoi occhi glaciali. I miei artigli lo hanno dilaniato stasera, come un’aquila con la preda. Lui li ha usati contro di me ed io glieli ho scagliati contro.

Sono libera, da quella che ero. Sono libera di essere realmente me stessa. Adesso. Sono Laura per Laura. La metamorfosi che ho dovuto subire, come il Gregor Samsa descritto da Kafka, è stata dolorosa, ma ne è valsa la pena. Mi ha liberato dalle stupide pelli di cui mi ero rivestita. Posso librarmi in aria e gridare il mio urlo di vittoria su Francesco, che è un puntino minuscolo nella notte. In questo momento mi manca lui, Nicola. La sua fronte aperta e amichevole. Le sue mani sollecite nel donarmi le coccole. Le buffe espressioni che mi rubano un sorriso, per due, tre, innumerevoli volte…”.

Giulia Gino

Ira Mercoledì, Ott 3 2007 

“…Ghiaccio.

Neve che bolle.

Acqua che si frantuma.

Metallo che si liquefa.

Acido che corrode.

Le mie parole gli sono state iniettate dentro con

la forza della disperazione, della sofferenza e

dell’amore tradito.

Dell’innocenza macchiata e dell’incapacità di

sopravvivere…”.

(A Laura…, la mia “persona”)

Lui è la chiave per l’illogicità Martedì, Ott 2 2007 

Un pezzo di quello che la protagonista del mio romanzo pensa… è una Julia Babi come me…
“Capisco che è lui la chiave per l’illogicità. Allora, mentre sto sprofondando sempre più giù, cerco un appiglio. Sento una voce che mi dice “Aggrappati. Aggrappati” ma non la ascolto. Continuo a cadere, a cadere, a cadere. Non muovo più le mani, le braccia, non faccio tentativi di alcun tipo. Semplicemente affondo giù, sempre più giù. Sento qualcosa che mi afferra. Mi trattiene a sé. Mi riporta in superficie, dove io torno a respirare più intensamente. Sempre più forte. Ossigeno etere, sostanza pericolosa per una come me che sta sprofondando da una vita nel buio di se stessa. Una luce più chiara, delle mani su di me, delle spalle forti che mi sorreggono. Cerco di aggrapparmi più tenacemente. Tento in ogni modo di non farmi staccare da quella base così protettiva. Affondo le unghie nella carne, nella sua carne, sento che la pelle si sta lacerando, ma non importa continuo. Lui non sente dolore. Se è venuto per salvarmi sa che solo un contatto così può riportarmi in vita. Alla vita vera, quella che tutti prima poi riesco a percorrere. I nostri due corpi lottano insieme. Vincono insieme. Raggiungono un’isola sicura, un porto che li aspetta per ancorarsi, per gettare un appiglio a tutto quello che li circonda, per dimostrare che ci sono, vivono e sono insieme. Insieme.”